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Sesto Capitolo: Il Mondo degli Application Stores

Il sesto capitolo, Il Mondo degli Application Stores,  entra nel vivo di uno dei temi più caldi del momento. Il 26 giugno 2008 ha rappresentato una cesoia importante nella distribuzione di contenuti digitali, in particolar modo i giochi. La nascita dell’App Store di Apple, seguito a ruota da decine di altri store digitali, ha sancito l’avvento di un’era di self publishing dove ciascuno di noi può diventare agevolmente sviluppatore e distributore della propria idea. Il nuovo paradigma degli “Ecosistemi Aperti” permette di raggiungere immediatamente un’audience globale abbattendo i costi tipici della distribuzione fisica.

Ad oggi publisher come Ubisoft hanno in ciascuna nazione chiave: uffici, impiegati, fornitori, costi di adattamento packing e manualistica, budget marketing etc etc. Ora tutto questo scompare immediatamente, un’unica sede centrale da cui gestire tutti gli aspetti del ciclo vitale del prodotto. Questa enorme diminuzione dei costi e l’abbattimento delle barriere burocratiche di accesso ha consentito di toccare quota 60.000 giochi disponibili per i device Apple e il miliardo di dollari introitato al netto dalle aziende nei primi due anni.  Un’era dell’abbondanza che ha contribuito ad una massificazione dell’esperienza ludica tra non giocatori, sintomatico il primo posto dei giochi tra le categorie presenti sullo store sia per numero applicazioni che fatturato generato.

Ad una nuova libertà di pubblicazione fa eco una libertà di monetizzazione. Ai modelli tradizionali tipici dei giochi console ed online, si affiancano vocaboli nuovi come “In-App Purchase”, Ad-Funded, Lite Version in grado di dar vita a forme inedite di interazione tra lo sviluppatore e la customer base. Nel libro sono prese in esame diverse case history, tra le tante il casual touch game Angry Birds sviluppato da Rovio.  Il gioco, ad oggi oltre cinquanta milioni di download, incarna l’essenza di una strategia cross platform. Dapprima rilasciato su iPhone alla soglia minima di 79 centesimi, ha visto una prima fase di conversioni su altri store come PalmOs, Nokia Ovi, Android Market e GetJar. In una seconda fase l’estensione ai web app store come i neonati IntelUp e Mac App Store, l’idea era di sfruttare l’hype mobile spingendo molti di loro a duplicare l’acquisto per poterlo giocare su grande schermo. La fase tre segna il passaggio dal mondo digitale a quello fisico con l’estensione del brand sotto forma di pupazzi e gioco in scatola.  Nel giro di dodici mesi un semplice gioco low cost è diventato un “full entertainment product”.

Per la prima volta le nicchie possono essere colpite andando a creare prodotti che altresì non avrebbero mai trovato spazio. Emblematico è il caso del sottogenere dei giochi di trial su due ruote. Da anni scomparsi dai radar console, nell’ultimo biennio abbiamo assistito al successo di Trials HD su Xbox Live Arcade e Stick Stunt Biker su App Store a dimostrazione di quanto di inesplorato vi è ancora nel mondo del gaming. Addirittura il concetto si può estendere al fenomeno delle “crap app”, ovvero le applicazioni spazzatura. Liberalizzare i processi distributivi significa anche aprirsi a prodotti come iFart, riproduttore di flautolenze in grado di raggiungere la vetta dell’App Store.

Il capitolo si chiude con la disamina dei prodotti Glocal, giochi espressamente targetizzati per colpire nicchie geografiche. A fronte dell’indubbio vantaggio di poter lanciare il proprio prodotto su oltre settanta nazioni con un semplice click, gli application store consentono di settare la disponibilità anche su singole basi nazionali. Da qui la produzione di titoli basati su giochi tipici nazionali, in Italia garage developer hanno costruito discreti successi con applicazioni calcistiche o giochi di carte come la Briscola facendo leva su passioni autoctone.

Tra le strategie più riuscite quella dell’americana Tapolous con il suo gioco musicale Tap Tap Revenge. Prima ancora del lancio ufficiale di App Store, l’azienda immise sul mercato “pirata” copia del suo gioco. Il risultato furono 600.000 giocatori che in seguito vennero monetizzazione attraverso banner e cross selling con nuovi capitoli della saga. Se inserita in una strategia complessiva, anche la pirateria può essere un volano e non una perdita di risorse. Per inciso, Disney ha acquisito Tapolous per oltre 40 milioni di dollari a due anni dalla sua nascita!

 

 

Quinto Capitolo: L’Era dei Mobile Games

Con il quinto capitolo, L’Era dei Mobile Games, inizia il viaggio nel mondo del gioco su supporti digitali andando ad esaminare il fenomeno del mobile gaming.  I giochi su cellulare rappresentano, a ormai dieci anni dai loro esordi commerciali, uno dei trend in maggior crescita nel panorama dell’industria dei videogiochi.  Nel mondo vi sono oltre quattro miliardi di abbonati a servizi di telefonia mobile, un bacino immenso al quale gli sviluppatori di giochi possono teoricamente accedere. Per dare un’idea della penetrazione, nella sola Italia vi sono più sim attive che abitanti. La penetrazione di un hardware è il primo passo indispensabile alla massificazione di un software.

Ma la sfida è tutta nuova. Gli sviluppatori si trovano a lavorare innanzitutto su un device nato per comunicare e non per giocare. Non più il classico bacino di riferimento, ma una miriade di persone differenti per età, sesso, classe sociale, cultura, geografia con cui dialogare attraverso nuovi modelli di game design, distribuzione e monetizzazione.

L’antesignano di questo nuovo mercato fu Snake, il gioco del serpentone che molti di voi avranno trovato pre-caricato nel proprio terminale. Dal 1997 ad oggi sono state quasi mezzo miliardo le persone che hanno effettuato almeno una sessione di gioco con questo casual game rendendolo di fatto uno dei prodotti più popolari di tutti i tempi cross platform. Eppure Tameli Armanto, ingegnere Nokia che realizzò il prodotto, non ottenne nessuna gratificazione economica da questo successo!

Il capitolo dedica ampio spazio alla storia del mobile gaming dal 1997 al 2008, anno che segnò una cesoia temporale per il passaggio dai java game agli smartphone game ormai incarnati da Apple. La scelta di questa impostazione è stata dettata dalla mancanza a livello mondiale di una storicizzazione del fenomeno, ed a distanza di una decade mi sembrava doveroso fornire un primo, sebbene veloce, contributo. Se il capitolo è più lento rispetto ai precedenti, lo stesso non si può dire per il mondo dei giochi su telefonino che son passati da zero a circa quattro miliardi fatturati nel 2010, e la crescita continua!

Anche su questa piattaforma i giochi sono stati spesso utilizzati per creare personalizzazione, engagement ed alfabetizzazione. Tra gli esempi proposti l’utilizzo dei primissimi online mobile game per lanciare i servizi di connettività wap. Eppure in pochi mesi l’allora Omnitel (oggi Vodafone) attirò ben 50.000 giocatori nonostante il proibitivo costo di 210 lire per ogni minuto di connessione. Un qualcosa di incredibile, è come se Tiscali o Infostrada utilizzassero i giochi per lanciare i loro nuovi servizi di banda larga! I volumi di download iniziali furono così sorprendenti da spingere Tim a realizzare spot televisivi con Omar Gabriel Battistuta per lanciare Fifa Football 2003 Mobile o Wind a diventare un publisher video ludico commissionando la realizzazione di un gioco di Martin Mistere.

Archiviata la parte “Storica”, si passa ad analizzare il fenomeno “one touch game”, una categoria di giochi che per la prima volta contribuì a differenziare questa filiera dai cugini maggiori delle console e dei PC. Si trattava di titoli casual giocabili mediante la pressione di un unico tasso. Questo filone del design nacque in Corea archiviando uno straordinario successo di critica e download perché finalmente in grado di capire l’utenza di riferimento. Giochi di ruolo, racing, action per quanto scaricati non rispondevano spesso alle esigenze tipiche della mobilità. Mentre si aspetta un autobus o si è in fila alle poste, è necessaria un’esperienza di gioco in grado di completarsi nell’arco di pochi minuti. Nacquero così successi come Skipping Stones e Johnny Texas, i primi germogli di una tendenza mobile casual ripresa a piene mani dai successi odierni come Angry Birds o Cut the Rope.

A chiudere il quinto capitolo, una panoramica sui metodi alternativi di distribuzione. Tradizionalmente i giochi scaricabili su cellulare hanno alle spalle filiera standardizzata, composta dallo sviluppatore che affida ad un publisher il gioco. Quest’ultimo sigla accordi di distribuzione con gli operatori nazionali, così facendo il prodotto è finalmente acquistabile dall’utente finale che si vedrà defalcato il costo dell’operazione.  Pur di entrare in questo lucrativo mercato, nuovi player introdussero canali alternativi di distribuzione. Dai titoli pre-caricati nelle memorie dei telefoni (embedded game) ai giochi su supporti fisici esterni (SD Games) passando per il meccanismo ad-funded che prometteva di veicolare i giochi gratuitamente sopperendo al mancato introito pay per download con la pubblicità di terze parti.

Una curiosità: il gioco mobile più venduto di tutti i tempi è Tetris con relativi sequel. A Gennaio 2010 si contavano oltre 100 milioni di download a pagamento, una soglia interessante in cinque anni di vita non trovate? Il tutto per la gioia di Electronic Arts che ne gestisce i diritti!

 

Quarto Capitolo: Videogiochi Mass Market

Il quarto capitolo, Videogiochi Mass Market, è l’ultimo a soffermarsi sul mercato tradizionale dei videogiochi, intesi come “boxed game” per console e PC. Nella parte iniziale si pone l’accento sulla mancanza di sperimentazione ed originalità, problema sempre più dirimente man mano che i budget necessari tendono a crescere da una generazione di console all’altra. Non sorprende che titoli altamente innovativi, Shenmue e Psychonauts, abbiano ottenuto premi e consensi dalla critica ma scarsi risultati di vendita gettando spesso i Publisher in guai economici. Psychonauts, ad esempio, vendette solo 90.000 copie provocando un dissesto per Majesco: il CEO dovette dimettersi, le azioni in borsa crollarono e gli azionisti intentarono una class  action contro il management!

Vengono individuate tre strade attraverso le quali i Publisher hanno provato ad allargare il bacino potenziale di acquirenti.

In primis vi è la strategia muscolare che nell’ultimo biennio ha trovato in Activision Blizzard il dominus indiscusso. Call of Duty, nelle sue ultime declinazioni Modern Warfare 2 ed il recente Black Ops, ha dato il via ad una hollywoodizzazione del gaming. Budget da centinaia di milioni di dollari per creare e promuovere il prodotto, focus sul dayone ed il risultato è una formula magica che ha permesso al primo Publisher mondiale di sbancare per due  volte consecutive  il “box office” frantumando non solo i record dell’industria video ludica ma più in generale di quella entertainment. CoD batte Batman: Il Cavaliere Oscuro ed Harry Potter!  Il limite di questa strategia è la mancata espansione al di là dei confini della piattaforma, nella migliore delle ipotesi i cinquanta milioni di possessori Xbox360 potranno acquistare il gioco, non si riesce a spingersi oltre!

Una seconda strada riscoperta pesantemente nella metà degli anni 2000 è quella dei “Mimetic Interface Games“, giochi che, attraverso specifici hardware o periferiche, consentono ai giocatori di cimentarsi in emulazioni virtuali di azioni compiute realmente. Si pensi alla saga di Guitar Hero e Rock Band dove apposite periferiche riproducono fedelmente strumenti musicali reali rendendo molto più semplice la curva di apprendimento e divertente l’atto di giocare. Esaminando la TOP 10 console game più venduti in Italia nel Q1 2010 si nota come il 60% della classifica sia appunto occupata da Mimetic Interface Games grazie  al successo delle piattaforme Nintendo. Si spazia da Mario Kart venduto in bundle col volante a Wii Fitness con Balance Board passando per Pokemon Argento Soulsilver rilasciato con l’accessorio PokeWalker.

Infine si ripesca un approccio attualmente poco percorso ma che nella storia è riuscito a generare dei veri e propri bestseller. Si parla dell’allargamento dei metodi di distribuzione in negozi estranei al target di riferimento.  Non tutti sanno che il canale edicola negli anni 80 generò più vendite dei negozi di elettronica e specializzati grazie al fenomeno delle collection su cassetta per piattaforma Commodore 64. Ancora negli anni 90, grazie all’enorme successo di giochi come PC Calcio, le edicole erano una valida alternativa per la distribuzione grazie alla capillarità della rete vendita ed alle condizioni vantaggiose (un edicolante trattiene una percentuale inferiore ad un MediaWorld).

Non solo edicole, soprattutto in Giappone si sono sperimentate iniziative interessanti. Un aneddoto curioso riguarda la commercializzazione di Mr. Mosquito 2 (Ka) in Giappone, Sony per la prima volta siglò un accordo con un’importante catena di farmacie per l’esposizione e vendita del gioco PS2 in quel canale. Inutile dire che questa strategia potrebbe aiutare il mercato dei videogiochi ad aggredire specifiche nicchie. Un simulatore di aerei venduto negli aeroporti come lo vedreste?  Un gioco femminile basato su acconciature esposto in tutti i saloni di parrucchiere?

Si chiude il post con il packing di Deer Hunter II, simulatore di caccia in grado di generare milioni di unità vendute nei primi due anni di commercializzazione grazie alla splendida strategia marketing in grado di portare verso il titolo un’ampia fetta di non giocatori. Il titolo fu venduto nelle armerie americane, luoghi frequentati dai cacciatori per rifornirsi di armi, proiettili ed attrezzatura da caccia. Anche grazie al prezzo di soli 20 dollari, il gioco fu un successo per PC tanto che a distanza di quasi vent’anni è ancora rilasciato su iPhone (2009) e Palm Os (2010).

 

Terzo Capitolo: Da Giocatore a Videogiocatore

Il terzo capitolo, Da Giocatore a Videogiocatore, prende spunto dalla disamina di un dato, mai nessuna generazione di console casalinghe ha superato i 250 milioni di unità vendute. Nonostante la storia ormai più che trentennale, dal Magnavox Odyssey alla Playstation 3, le console hanno fallito nel tentativo di allargare la propria base utenza. A fronte di quasi sette miliardi d’individui nel mondo, tutti accomunati dalla presenza del Gioco nel proprio DNA, solo il 4% della popolazione ha abbracciato il divertimento interattivo basato sui Pad. Un fallimento di penetrazione, ma non di fatturato con una crescita costante dagli albori ai $77 miliardi del 2009, intervallata unicamente dalla crisi del 1983 che vide crollare Atari anche a causa della nuova concorrenza dei PC game.

Nintendo è stata la prima, col lancio del Wii nel 2006, a cogliere i mutamenti in atto avviando un primo tentativo di massificazione basato sull’hardware. Non più un utilizzo nel chiuso della propria cameretta perpetrando la logica della digitalizzazione di una decina di tasti, ma un vero e proprio centro di divertimento per tutti da sfoggiare in salotto attraverso i movimenti del corpo.  La scommessa è stata vinta, l’azienda nipponica guida le vendite nel mercato “next gen” doppiando i suoi diretti concorrenti Microsoft e Sony.

Una delle immagini proposte esemplifica perfettamente la semplificazione apportata da Nintendo per parlare ad un pubblico diverso dai soliti cliché. L’abbattimento delle barriere di ingresso ha contribuito a far entrare il Wii nelle strutture per anziani e navi da crociera come momento di socializzazione e svago oltre ogni differenza di età e sesso. Non è un caso se il Wii Controller ricordi fisicamente la conformazione dei telecomandi televisivi, strategia volta a conferire sin da subito un senso di familiarità con l’estensione corporale in grado di mediare tra la nostra volontà e la grafica su schermo. Altresì non è un caso se per peso e forma si adatta ergonomicamente alla mano femminile, in netto contrasto con l’impugnatura maschile dei controller Xbox.

 

Secondo Capitolo: Generazione Digitale

Il secondo capitolo, Generazione Digitale, si muove all’insegna di quelli che gli americani chiamano “digital native” alla base della rivoluzione non solo video ludica che nell’ultimo decennio ha stravolto completamente il modo di consumare l’entertainment e di conseguenza la sua produzione agevolando il passaggio dall’epoca analogica a quella digitale. Nel capitolo oltre a provare ad assegnare alcune caratteristiche tipiche di questa nuova generazione di giocatori (Generation G), si entra nel merito delle “disruptive technologies” che hanno provocato la morte dei grandi colossi del passato come Polaroid, Blockbuster e Tower Records in favore di analoghi servizi digitali connotati da business model di nuova generazione. Nella musica iTunes, nel cinema Nextflix e nel gaming “boxed” PC, con fatturati dimezzati nell’ultimo decennio, servizi come Steam per il digital delivery.

 

 

Primo Capitolo: Siamo Tutti Giocatori

Nel primo capitolo, Siamo tutti giocatori, si ascrive a ciascuno di noi, indipendentemente dalla sua cornice geografica e culturale, una tendenza innata a giocare nelle varie forme possibili. Tendenza dimostrata archeologicamente sin dal 3000 a.c. quando i primi set completi di “board game” vennero rinvenuti in Mesopotamia ed Egitto. Questa presenza costante nei nostri DNA si è palesata in forme e contesti diversi nel corso della storia abbracciando senza distinzioni di sorta giovani e anziani così come donne e uomini.

Dopo un primo paragrafo volto a definire il concetto di gioco, il racconto prosegue esaminando il fenomeno dei Giochi di Carte che, non tutti forse sanno, è nato come un passatempo tipicamente femminile tanto da poterlo annoverare come il primo “casual game” femminile.  Le meccaniche di giochi come il “Solitario” sono state talmente indovinate da riscuotere analogo successo nella versione cartacea e nelle prime trasposizioni digitali, ad esempio come “embedded” game, gioco preinstallato gratuitamente nei primi sistemi operativi Microsoft Windows 3.0. L’azienda guidata dal giovane Bill Gates scelse proprio un gioco per guidare l’alfabetizzazione al mouse e drag & drop, un primordiale e perfetto esempio di “Gamification”.

Il primo capitolo si chiude con l’analisi di un successo cross mediale come “Chi Vuol Esser Milionario”, fortunato format in grado di diventare “massive” indipendentemente dalla piattaforma di pubblicazione: show televisivo, gioco per cellulare, gioco PC, gioco in scatola.

 

Gamification – I Videogiochi nella vita quotidiana

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